Il richiamo alle proprie radici.

Quando ti sembra di andare più lontano è invece quando ti stai avvicinando di più. È anche così quando si parla di radici: credevo di arrivare in una terra  lontana ed invece mi trovo in un luogo che ancora di più mi avvicina alla terra da dove provengo: più prossima di quanto potessi accorgermene in Italia alle origini della mia cultura natale e alla lingua che parlo.

Viaggiare non è solo uno spostamento da un luogo ad un altro: essere curiosi e sapersi sorprendere dai piccoli particolari quotidiani sono due lasciapassare che portano più lontano di qualsiasi treno o aereo esistente.

Mentre mi trovavo al lavoro, nella pausa in cucina, si faceva merenda con ciliegie e boyoz (un tipo di pastasfoglia salata – di origine ebraiche).  Chiacchierando con la cuoca della cucina, rifletto con lei sulla provenienza del nome ciliegia in turco: qui il frutto viene chiamato kiraz. Mi sembrava di aver già sentito questo nome ed in effetti mi era molto più familiare di quanto non ricordassi.

A volte bisogna solo trovare il tempo per poter familiarizzare con le cose della vita per poter guardare verso nuovi orizzonti.

Un altro episodio mi aveva già portato su questa parola, in un altro luogo e situazione che legate tra di loro da un filo conduttore.

Ero stato anni fa in Calabria nel paese natale di mio padre. Lì a Conflenti in provincia di Catanzaro, ovviamente si parla dialetto calabrese (che quando è parlato stretto, si capisce poco).
Ospite da mia zia Ivana, cenavo una sera a casa sua con lei e suo figlio, mio cugino Francesco. Dopo aver mangiato i primi piatti, lei tira fuori una bella scodella in cui ci sono tante e fresche ciliege o meglio, una scodella “de ciras'”.
Le ciliegie in quel momento stavano fungendo da tramite tra due mondi, anche se in quel momento non ne ero consapevole.
Il modo con cui la natura mi indicava quale cultura risuonasse più con me, ovvero quella greca e popolare.
Tornare più vicino alle proprie radici in Turchia tornando ad una dimensione della vita legata alla tradizione popolare, alla lingua e allo scambio tra persone, come in un ambiente familiare.

L’italia meridionale e la Turchia che un tempo avevano ancora di più in comune di quello che hanno oggi, provengono appunto dalla medesima radice, quella greca: infatti la parola greca Kerasos  ha dato vita al nome ciliegia in Italiano, in Turco Kiraz e in dialetto calabrese Cirasa).

Per moltissimi anni la Turchia e l’Italia furono importanti colonie greche prima, e poi romane quando fu istituita ufficialmente la provincia d’Asia in Turchia.

In entrambi i paesi la cultura greca ha lasciato indelebili, tracce: nel Sud Italia, oltre che alle numerose opere d’arte elleniche, ancora oggi è parlato in alcune zone della Calabria, Sicilia e Puglia, il grecanico un dialetto che discende presumibilmente  dalla lingua parlata nell’antica grecia.

In Turchia la cultura greca ha un posto ancora più privilegiato che in Italia. Infatti fino al 1922 i cittadini greci in Turchia erano circa un milione, quelli turchi in Grecia invece, erano “solo” cinquecentomila.
La cutura greca ha lasciato in Turchia numerose tracce della sua esistenza, come in Italia, grazie alla numerosa presenza di siti archeologici greco-romani.

Qui sono nati anche grandissimi filosofi, poeti e santi (Omero, Talete e S.Nicola da Bari). Prima i greci e poi i romani avevano stabilito qui importanti centri culturali: Mileto, Smirne e la vecchia capitale dell’impero romano d’oriente Costantinopoli.

Anche in Italia la cultura greca aveva radicato in maniera profonda le sue radici: in gran parte del sud-Italia dove le colonie greche erano centri culturali importantissimi, come Siracusa, Crotone e Napoli.

Ciò che rappresenta ad oggi per me meglio una breve e colorita descrizione della Turchia sono le parole di un mio amico romano (di origine calabra) che mi disse prima di partire per il mio viaggio in Turchia:

“La Turchia è come la Calabria, soltanto che è musulmana”


Ed in effetti la cultura meridionale italiana, ha moltissimi tratti in comune con queste due altre culture sorelle.

Il viaggio è il miglior manuale per comprendere le usanze di un luogo.
Quando viaggio e scopro i piccoli particolari sulle origini e sulla storia di un luogo, è come se la mia idea di viaggio prendesse forma attraverso le migliaia di estensioni possibili e mi riconduca senza ricerca alcuna al motivo e alla necessità del mio viaggio.

Essendo  la più preziosa e intensa fonte di informazione da cui poter assoribire le chiavi per poter avvicinarmi ad una cultura.
La cultura è solo un veicolo di espressione di diverse aree geografiche: dietro di essa c’è il tesoro autentico, l’essere umano che attraverso la propria cultura esprime la propria intelligenza e creatività, come uno strumento suonato crea una melodia seguendo uno stile musicale tipico.

Si tratti di lingua di usanze, di proverbi o di musica stessa, attraverso la cultura viene espressa l’intelligenza e la sapientia che appartiene a tutti, quello del cuore.

Per quanto diversi nelle forme, nei colori, nei tessuti che vestiamo o nella lingua che parliamo, rimane il semplice fatto che dietro ognuno di noi c’è lo stesso tipo di organismo, che funziona secondo le stesse leggi naturali e che annienta qualsiasi differenza culturale e che porta di più a confrontarsi con se stessi distogliendo lo sguardo al mondo esterno e confrontadosi con la paura dello straniero che abita in se stessi.

In quei momenti che mi sento perso e tribolo nel comprendere una cultura, sono convinto debba prevalere il buon senso e un pizzico di attenzione.
Trattando chi ho davanti non come un contenitore vuoto con un etichetta da apporre al di sopra, ma assumendo invece il suo valore intrinseco prima come individuo, e solo da quel punto poter (ri)-conoscere in lui la cultura e gli usi di un luogo.

Anche così apprezzo la meraviglia di una cultura, perchè apprendo a leggere attraverso l’essere umano il linguaggio che le da forma.

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Autore: Massimiliano Giudice

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